Padre Nostro – R.Steiner – Antroposofica

Padre nostro che sei nei cieli”.

Padre non solo mio, dunque, ma di tutti gli uomini. Tutti gli uomini sono perciò miei fratelli.

Ma anche il Cristo è figlio del Padre, e quindi nostro fratello.

“Iddio disse a Mosè: “Io sono quegli che sono”. Poi disse: Dirai così ai figluoli d’Israele:

L’Io sono m’ha mandato da voi” (Es 3,14).

Se il Padre di tutti gli uomini è l’Io-sono, l’Io-sono è allora l’Io di tutti gli uomini o l’Io universale.

L’Io-sono è “nei cieli” perché è al di là della soglia che divide la sfera dell’essere da quella dell’esistere. Normalmente, sperimentiamo la prima durante il sonno, prima della nascita e dopo la morte, mentre sperimentiamo la seconda durante la veglia e nel corso della vita tra la nascita e la morte. L’antichità conosceva l’essere, ma non lo conosceva ancora come Io (come soggetto); la modernità conosce l’Io, ma non lo conosce ancora come essere (come spirito). Dice il Cristo: “Dio è spirito, e quei che l’adorano, devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4,24).

Sia santificato il Tuo nome”.

 “Santifica” o “glorifica” l’Io chiunque sia capace di conoscerlo o riconoscerlo come essere o spirito (“Voi siete dèi” – Gv 10,34): di conoscerlo o riconoscerlo, ossia, al di là della soglia o al di là dello spazio e del tempo. L’Io che abitualmente conosciamo non va infatti al di là, nello spazio, del corpo fisico e, nel tempo, della nascita e della morte. Per questa coscienza dell’Io (che giudica “secondo la carne”) l’ego è una realtà “profana” (astrattamente esistenziale), e non uno spirito “santo”. Per “santificare” l’Io occorre dunque “santificare” la coscienza dell’Io e, per “santificare” la coscienza dell’Io, occorre “santificare” il pensiero che la edifica e regge.

Lo Spirito Santo, in quanto “Spirito di verità”, è spirito conoscitivo o gnostico (“Egli vi insegnerà ogni cosa”, “Egli vi guiderà verso tutta la verità” – Gv 14,26 e 16,13). E come nessuno può andare al Padre se non attraverso il Figlio, così nessuno può andare al Figlio se non attraverso lo Spirito Santo (“In verità, vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me, e chi accoglie me, riceve colui che mi ha mandato” – Gv 13,20).

Venga il Tuo regno”.

Conosciamo, normalmente, il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano. Già quest’ultimo non lo conosciamo però bene, tant’è che siamo portati non solo a non distinguerlo dal regno animale, ma anzi a inserirvelo. Come poi non sappiamo nulla dei regni superiori della terza (Angeli, Arcangeli, Principati), della seconda (Potestà, Virtù, Dominazioni) e della prima gerarchia (Troni, Cherubini, Serafini), così nulla sappiamo dei regni inferiori degli spiriti dell’elemento solido (gnomi), degli spiriti dell’elemento liquido (ondine), degli spiriti dell’elemento aereo (silfidi) e degli spiriti dell’elemento calorico (salamandre).

Qual è dunque il regno del Padre? E’ il regno dei regni: ovvero, il regno che crea tutti i regni, fondandone e governandone l’armonia.

“Venga il tuo ordine”: quello del “diavolo” non è infatti che l’ordine di Dio rovesciato o invertito, cosicché ciò che è ultimo nel regno di Dio divenga il primo nel regno del diavolo, e viceversa. Avvertire l’armonia è compito del sentire. Non di certo di quello ordinario, personale o soggettivo, ma di un sentire che si sia reso capace (in virtù di una previa ascesi del pensare) di sperimentare e conoscere (oggettivamente) il valore, il contenuto o la sostanza morale delle cose, attraverso la loro bellezza o bruttezza.

Sia fatta la Tua volontà”.

L’agire può esserci imposto dalla volontà della costituzione (fisica) che abbiamo, del temperamento (eterico) che abbiamo o del carattere (astrale) che abbiamo, e non posto dalla volontà dell’Io che siamo. L’Io individuale che siamo è però inabitato dall’Io universale che è (il Cristo, infatti, così prega il Padre per i propri discepoli:“E la gloria che tu mi desti, io l’ho data loro, affinché siano una sola cosa, come noi siamo una cosa sola, io in essi e tu in me”- Gv 17,22). Perché sia fatta la (vera) volontà dell’Io individuale occorre dunque che sia fatta la volontà dell’Io universale. Possiamo dire perciò: “Perché sia fatta la mia volontà, voglio che sia fatta la Tua”.

La volontà dell’Io-sono è fatta ovunque, ma non ancora nell’uomo. Nella natura, minerali, piante e animali dicono (con la Vergine): “Fiat voluntas Tua”, mentre l’uomo dice: “Fiat voluntas mea”. Ma la voluntas che l’uomo crede sua non è la sua, bensì quella della natura che è in lui e che, proprio in quanto è in lui, non ha più l’innocenza e la santità di quella che è fuori di lui. Se quest’ultima osserva necessariamente il volere dell’Io universale che la trascende, quella che è in lui dovrebbe infatti osservare liberamente il volere dell’Io universale che immàne all’Io individuale (così da poter affermare, con Paolo: “Dunque non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” – Gal 2,20).

Come in cielo così in terra”.

Com’è l’essere (che è al di là della soglia) così dovrebbe essere l’esistere (che è al di qua della soglia). Senza l’essere, l’esistere è “vuoto”. La Vergine è infatti “piena” di grazia e il Cristo, l’Unigenito del Padre, è “pieno” di grazia e di verità.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Oltre “il cibo che dura per la vita eterna”, dacci il “cibo che perisce” (Gv 6,27): dacci cioè il necessario per vivere nel corpo fisico, ma non per il corpo fisico (che “perisce”). Consentici, insomma, di mangiare per vivere, e non di vivere per mangiare.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

“In ogni scienza occulta – spiega Steiner – furono sempre indicati come “debiti” gli errori commessi contro la comunità e derivati da manchevolezze del corpo eterico” (ibid.,p.17).

Come possiamo rimettere i debiti ai nostri debitori? Perdonando e dimenticando. Chi oggi esige un credito dovrà domani soddisfare un debito: è la ruota o la necessità karmica. Solo la libertà può arrestarla, creando così qualcosa di nuovo. E il vero perdono, come l’amore, può scaturire soltanto dalla libertà (da quella libertà che può soltanto scaturire, a sua volta, dalla verità).

Non c’indurre in tentazione”.

“La tentazione – spiega ancora Steiner – è ciò per cui il singolo prende su di sé una colpa personale” (ibid., p.17).

Il “canto” delle tentazioni, come quello delle sirene, vorrebbe sedurre l’Io, per distrarlo e deviarlo dalla propria meta: ovvero da se stesso e dall’Io-sono che lo inabita.

Una cosa è dunque il “canto” di Eva, altra il “canto” dell’Ave: ovvero di quella Maria che sola è appunto “benedetta tra le donne”.

Ma liberaci dal male”.

Liberaci cioè da noi stessi, dall’ego o dal vecchio Adamo: liberaci, insomma, da ciò che è frutto del “peccato” o della “caduta”. Liberaci da noi stessi per noi stessi; liberaci dall’ego per l’Io; liberaci dal vecchio Adamo per il nuovo Adamo.

Dice infatti il Cristo: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo. Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc 7,21).

Ma tutto questo in tanto esce dal cuore degli uomini perché gli uomini ignorano il loro vero cuore e non sanno pertanto ch’è sacro: sacro come l’Io che custodisce e come il pensare, il sentire e il volere che ne sgorgano.

R.Steiner, Padre Nostro,

R.Steiner, Padre Nostro,

R.Steiner: Il Padre nostro – Antroposofica, Milano 1994

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